GRUPPO DI PREGHIERA S. PIO

"SANTA BIBIANA"

 

 

IL GIORNO 20 DI OGNI MESE:

Ore 17,00 - riunione;
Ore 18,00 - S. Rosario meditato;
Ore 18,30 – Santa Messa.
 

 

"Pregate e fate pregare" era l'esortazione di S.Pio ed il 21 novembre 1967 è nato il gruppo di preghiera di S.Pio da Pietralcina "S. Bibiana" per iniziativa di Elena PICCIRILLI ed altre signore.

Nel 1989 il gruppo ha ricevuto l'attestato ufficiale dell'appartenenza ai gruppi di preghiera. Attualmente si contano settanta iscritti, ovviamente chiunque abbia desiderio di pregare è accolto a braccia aperte.

Cenni e riflessioni su San Pio tratti dal Libro "OMAGGIO A PADRE PIO" di Padre Gerardo Flumeri Edizioni - Voce di padre Pio - San Giovanni Rotondo.

Dati biografici

1887 - 25 maggio
Nasce a Pietrelcina (BN). Il giorno seguente è battezzato con il nome di Francesco.
1903 - 6 gennaio
Entra nel noviziato dei Cappuccini a Morcone (BN), dove veste l'abito religioso (22 gennaio) e prende il nome di Fra Pio.
1910 - 10 agosto
È ordinato sacerdote, nel Duomo di Benevento.
1915 - 6 novembre
È chiamato alle armi. Verrà riformato il 16 marzo 1918, per broncoalveolite doppia.
1918 - 20 settembre
Riceve il dono della stimmatizzazione. Le cinque piaghe rimarranno aperte, fresche e sanguinanti per 50 anni.
1931 - 9 giugno
Viene sospeso da ogni ministero, eccetto la santa Messa, che potrà celebrare privatamente. La sospensione dura oltre due anni.
1947 - 19 maggio
Iniziano i lavori per la costruzione della Casa Sollievo della Sofferenza.
1956 - 5 maggio
S'inaugura la Casa Sollievo della Sofferenza.
1959 - 25 aprile
Si ammala. Guarisce il 6 agosto seguente, in occasione della visita del-la Madonna di Fatima.
1960 - 30 luglio
Inizia la visita apostolica di Mons. Maccari.
1968 - 20 settembre
Solenni manifestazioni per il 50° anniversario della stimmatizzazione di Padre Pio.
1968 - 21 settembre
Convegno internazionale del Gruppi di Preghiera.
1968 - 22 settembre
Celebra l'ultima santa Messa.
1968 - 23 settembre
Muore, alle ore 2,30.
1969 - 4 novembre
Inizia la trattazione della Causa per la sua Beatificazione e Canonizzazione.
1999 - 2 maggio
Beatificazione di P.Pio.
2002 - 16 giugno
Canonizzazione di P:Pio.

Ricordo dell'Ordinazione Sacerdotale

«Sento, padre mio, che l'amore mi vincerà finalmente; l'anima corre nel rischio di dividersi dal corpo pel motivo che non può amare abbastanza Gesú in terra.

Sí, l'anima mia è ferita di amore per Gesù; sono infermo di amore; provo continuamente l'amara pena di quell'ardore che brucia e non consuma. Suggeritemi, se potete, il rimedio per l'attuale stato dell'anima mia.

Ecco una languida figura di ciò che Gesú opera in me. A quella guisa che un torrente trascina seco nella profondità dei mari tutto ciò che incontra nel suo corso, cos[ l'anima mia, che si è sprofondata nell'oceano senza rive dell'amore di Gesú, senza alcun mio merito e senza potermene rendere ragione, attira dietro di sé tutti i suoi tesori.

Ma, padre mio, mentre io scrivo dove vola il mio pensiero? — Al bel giorno della mia ordinazione. Domani, festa di San Lorenzo, è pure il giorno della mia festa. Ho già incominciato a provare di nuovo il gaudio di quel giorno sacro per me. Fin da stamattina ho incominciato a gustare il paradiso... E che sarà quando lo gusteremo eternamente!?

Vado paragonando la pace del cuore, che sentii in quel giorno, con la pace del cuore che incomincio a provare fin dalla vigilia e non ci trovo nulla di diverso.

Il giorno di San Lorenzo fu il giorno in cui trovai il mio cuore più acceso di amore per Gesú. Quanto fui felice, quanto godei quel giorno!».'

 

Amore all'Eucarestia

«Ma ciò che più mi ferisce, padre mio, è il pensiero di Gesù Sacramentato. Il cuore si sente come attratto da una forza superiore prima di unirsi a Lui la mattina in Sacramento. Ho tale fame e sete prima di riceverlo che poco manca che non muoio d'affanno ed appunto perché non posso di non unirmi a Lui alle volte colla febbre addosso sono costretto di andarmi a ci-bare delle sue carni. E questa fame e sete anziché rimanere appagata dopo che l'ho ricevuto in Sacramento si accresce sempre piú». (Epist. I, 217).

«Molte cose avrei da dirle ma mi viene meno la parola, solo le dico che i battiti del cuore allorché mi trovo con Gesti Sacramentato sono molto forti. Sembrami alle volte che voglia proprio uscirne dal petto. All'altare alle volte mi sento talmente un accendimento per tutta la persona che non posso descriverglielo». (Epist. I, 234).

«A stento potei recarmi al Divin Prigioniero per celebrare. Finita la Messa mi trattenni con Gesti, per rendimento di grazie. Oh quanto fu soave il colloquio tenuto col paradiso in questa mattinal... Il Cuore di Gesù e il mio, permettetemi l'espressione, si fusero. Non erano più due cuori che batte-vano, ma uno solo. Il mio cuore era scomparso come una goccia che si smarrisce in un mare». (Epist. I, 273).

«Vi consoli, caro padre, il dolce pensiero di amare Gesù, e di essere assai di piú da lui amato. Chiediamogli la grazia con la sposa dei sacri Cantici: "Mi baci egli col bacio della sua bocca! I tuoi amori, si, son migliori del vino!". Quante volte questo bacio di pace, a noi sacerdoti specialmente, ci viene dato da Gesù nel Santissimo Sacramento! Si, desideriamolo ardentemente questo bacio dalla bocca divina e piú ancora mostriamocene riconoscenti. Qual piú caro dono possiamo noi miseri mortali desiderare da Dio?!» (Epist. I, 406).

Martire della Confessione

Nel ministero della Confessione, Padre Pio ha impiegato la maggior parte del suo tempo e le migliori energie di se stesso. Egli si è impegnato totalmente in questo salutare lavoro apostolico a favore delle anime.

E le anime sono accorse numerose al suo confessionale, assiepandosi intorno ad esso ogni giorno, ininterrottamente, da mane a sera.

Per disciplinarne l'afflusso, fu necessario introdurre il sistema della prenotazione (7 gennaio 1950), che si rivelò ben presto un efficace mezzo di ordine e di diciplina.

Pur di confessarsi da Padre Pio, i pellegrini sostavano a San Giovanni Rotondo fino a quindici giorni e, qualche volta, anche di piú.

Perché confessava Padre Pio? Padre Pio confessava per conferire ai peccatori la grazia santificante e, cosí, riconciliarli con Dio o, come egli stesso scriveva al padre Benedetto, per «prosciogliere i fratelli dai lacci di Satana» (13 giugno 1919). Ma egli confessava anche per accrescere nelle anime la grazia santificante e guidarle sulla via della santità.

Alla morte di Padre Pio, L'Osservatore Romano, parlando del suo ministero sacerdotale, scrisse: «Il suo confessionale era un tribuna-le di misericordia e di fermezza; anche coloro che erano rimandati seri4za aver ottenuto l'assoluzione avevano, in grandissima maggioranza, l'ansia di ritornare e di ritrovare pace e comprensione, mentre per loro già si era aperto .un nuovo periodo di vita spirituale».

A causa del lavoro apostolico, esercitato indefessamente nell'amministrazione del Sacramento della Penitenza, Padre Pio è stato giustamente definito «Martire della Confessione».

Un fuoco divoratore

«Confesso innanzi tutto che per me è una grande digrazia il non sapere esprimere e mettere fuori tutto questo vulcano sempre acceso che mi brucia e che Gesú ha immesso in questo cuore cosí piccolo.

Il tutto si compendia in questo: sono divorato dall'amore di Dio e dall'amore del prossimo. Dio per me è sempre fisso nella mente e stampato nel cuore. Mai lo perdo di vista: mi tocca ammirarne la sua bellezza, i suoi sorrisi, ed i suoi turbamenti, le sue misericordie, le sue vendette o meglio i rigori della sua giustizia.

Immaginate voi con tutta questa privazione di libertà propria, con tutto questo legamento di potenze sia spirituali che corporali da quali sentimenti sia divorata la povera anima.

Credetemi pure, padre, che delle sfuria-te, che alle volte ho fatto, sono causate proprio da questa dura prigionia, chiamiamola pure fortunata.

Come è possibile vedere Dio che si con-trista pel male e non contristarsi parimenti? Veder Dio che è sul punto di scaricare i suoi fulmini, e per pararli altro rimedio non vi è se non alzando una mano a trattenere il suo braccio, e l'altra rivolgerla concitata al proprio fratello, per un duplice motivo: che gittino via il male e che si scostino, e presto, da quel luogo dove sono, perché la mano del giudice è per scaricarsi su di esso?...

Per i fratelli poi?A himè!quante volte, per non dire sempre, mi tocca dire a Dio giudice, con Mosè: o perdona a questo popolo o can-

cellami dal libro della vita». (Epist. I, 1246 s.).

 

La sua crocifissione


«Me ne stavo confessando i nostri ragazzi la sera del 5, quando tutto di un tratto fui riempito di un estremo terrore alla vista di un Personaggio Celeste che si presenta dinanzi all'occhio dell'intelligenza. Teneva in mano una specie di arnese, simile ad una lunghissima lamina di ferro con una punta bene affilata e che sembrava da essa punta che uscisse fuoco. Vedere tutto questo ed osservare detto Personaggio, scagliare con tutta violenza il suddetto arnese nell'anima, fu tutta una cosa solal... A stento emisi un lamento, mi sentivo morire!... Dissi al ragazzo che si fosse ritirato perché mi sentivo male e non sentivo piú la forza di continuare. Questo martirio durò, senza interruzione, fino al mattino del giorno 7. Cosa io soffrii in questo periodo sí luttuoso, io non so dirlo! Persino le viscere vedevo che venivano strappate e stiracchiate dietro di quell'arnese, ed il tutto era messo a ferro e fuoco. Da quel giorno in qua io sono stato ferito a morte. Sento nel piú intimo dell'anima una ferita che è sempre aperta, che mi fa spasimare assiduamente». (Epist. I, 1065).
«Cosa dirvi a riguardo di ciò che mi demandate, del come sia avvenuta la mia crocifissione?
Mio Dio! che confusione e che umiliazione io provo nel dover manifestare ciò che Tu hai operato in questa meschina creatura!
Era la mattina del 20 dello scorso mese in coro, dopo la celebrazione della Santa Messa allorché venni sorpreso dal riposo simile ad un dolce sonno. Tutti i sensi interni ed esterni nonché le stesse facoltà dell'anima si trovavano in una quiete indescrivibile.

In tutto questo vi fu totale silenzio intorno a me e dentro di me; vi subentrò subito una gran pace ed abbandono alla completa privazione del tutto ed una posa nella stessa rovina.

Tutto questo avvenne in un baleno. E mentre tutto questo si andava operando, mi vidi dinanzi un misterioso Personaggio, simile a quello visto la sera del 5 agosto, che differenziava in questo solamente che aveva le Mani, i Piedi e il Costato che grondava sangue.

La sua vista mi atterrisce; ciò che sentii in quello istante in me non saprei dirvelo. Mi sentivo morire e sarei morto se il Signore non fosse inter-venuto a sostenere il cuore, il quale me lo sentivo sbalzare dal petto.

La vista del Personaggio si ritira ed io mi avvidi che mani, piedi e costato erano traforati e grondavano sangue.

Immaginate lo strazio che esperimentai allora e che vado esperimentando continuamente quasi tutti i giorni. La ferita del cuore gitta assidua-mente del sangue, specie dal giovedí a sera fino al sabato.

Padre mio, io muoio di dolore per lo strazio e per la confusione susseguente che io provo nell'intimo dell'anima! Temo di morire dissanguato se il Signore non ascolta i gemiti del mio povero cuore col ritirare da me questa operazione.

Mi farà questa grazia Gesù che è tanto buono? Toglierà almeno da me questa confusione che io esperimento per questi segni esterni?

Innalzerò forte la mia voce a Lui e non desisterò dallo scongiurarlo affinché per sua Misericordia ritiri da me, non lo strazio, non il dolore, perché lo veggo impossibile ed io sento di volermi inebriare di dolore, ma questi segni esterni che mi sono di una confusione e di una umiliazione indescrivibile ed insostenibile.

Il personaggio di cui intendevo parlare non è altro che quello stesso di cui vi parlai nell'altra mia visto il 5 agosto. Egli segue la sua operazione senza posa, con superlativo strazio dell'anima. Io sento nell'interno un continuo rumoreggiare simile ad una cascata che gitta sempre sangue.

Mio Dio! è giusto il castigo e retto il tuo giudizio, ma usami alfine misericordia. Domine, ti dirò sempre col tuo Profeta, Domine, ne in furore tuo arguas me, ne in ira tua corripias me!». (Epist. I, 1093 ss.).

«Da piú giorni avverto in me una cosa simile ad una lamina di ferro che dalla parte bassa del cuore si estende sino a sotto la spalla destra in linea trasversale. Mi causa dolore acerbissimo e non mi lascia prendere un po' di riposo». (Epist. I, 1106).

 

Le stigmate di Padre Pio

La stigmatizzazione di Padre Pio si può dividere in due periodi: uno di preparazione, che durò 8 anni (sett. 1910 - sett. 1918); e l'altro della stigmatizzazione vera e propria, che durò 50 anni (sett. 1918 - sett. 1968).

Durante il primo periodo, comunemente detto il periodo delle stigmate «invisibili», i segni della passione del Signore apparvero ad intermittenza sul corpo del venerato Padre. Però, anche quando non erano visibili i segni esterni delle ferite, che Dio aveva fatto sparire dietro le sue insistenti preghiere, era sempre presente il dolore, che si faceva sentire «specie in qualche circostanza e in determinati giorni». (Epist. I, 266, 669).

Durante il secondo periodo, le stigmate furono sempre visibili e permanenti, dalla mattina di venerdí 20 sett. 1918 (Epist. I, 1093 - 1095), fino alla morte. All'inizio le stigmate erano piccole ferite; ma, dopo qualche mese, s'ingrandirono e presero quella forma rotondeggiante con un diametro di circa 2 centimetri, che conservarono fino al termine della vita. La ferita del costato aveva la forma di croce, la cui branca piú lunga, disposta obliquamente, andava dalla quinta alla nona costola, raggiungendo il bordo costale, mentre la branca trasversale era della metà circa piú breve.

Oggetto di studio da parte di vari medici, inviati dalle competenti autorità dell'Ordine e della Chiesa, esse, per lo spazio di 50 anni, formarono motivo di attrazione per centinaia e migliaia di fedeli. Come si esprimeva il P. Benedetto, quando P. Pio diceva la Messa, «il dono era esposto al pubblico, dovendo tenere le mani alzate e nude». (Epist. I, 1129, n. 4).

Come pregava

«La maniera ordinaria della mia orazione è questa. Non appena mi pongo a pregare subito sento che l'anima incomincia a raccogliersi in una pace e tranquillità da non potersi esprimere con le parole. I sensi restano sospesi, ad eccezione dell'udito, il quale alcune volte non viene sospeso, però ordinariamente questo non mi dà fastidio e debbo confessare che anche se a me d'intorno si facesse grandissimo rumore non per questo riesce a molestar-mi minimamente. Da qui capirete che poche sono le volte che riesco a discorrere con l'intelletto.

Spesse volte poi mi accade che in certi momenti nei quali il continuo pensiero di Dio, che è sempre a me presente, mi si allontana un po' dalla mente, mi sento allora in un tratto toccarmi da nostro Signore in un modo assai penetrante e soave nel centro dell'anima che, il più delle volte, son costretto a versar lagrime di dolore per la mia infedeltà e di tenerezza per aver un padre sí buono e sí attento a richiamarmi alla sua presenza.

Altre volte invece mi avviene di trovarmi in una grande aridità di spirito; sento il mio corpo in una grande oppressione per le tante infermità, sento di essere impossibilitato a potermi raccogliere e far orazione, per quanto buon desiderio ne avessi.

Questo stato di cose vanno sempre più intensificandosi, che se non ne muoio è un miracolo del Signore.

Quando poi piace al celeste sposo delle anime por termine a questo martirio, mi manda in un subito una sfatta devozione di spirito da non poter in modo alcuno resistere. Mi trovo in un istante del tutto mutato, arricchito di grazie soprannaturali e talmente ripieno di fortezza da sfidare tutto il regno di satana. Quello che so dire di questa orazione si è che l'anima sembrami che si perda tutta in Dio e che essa profitti in tali momenti piú di quello che potrebbe fare in molti anni di esercizio con tutti i suoi sforzi». (Epist. I, 420 s.).

Una fiamma che strugge e non dà pena

«Appena mi metto a pregare tosto mi sento il cuore come invaso da una fiamma di un vivo amore; questa fiamma non ha nulla a che vedere con qualsiasi fiamma di questo basso mondo. E una fiamma delicata ed assai dolce che strugge e non dà pena alcuna. Dessa è sí dolce e sí deliziosa che lo spirito ne prova tale compiacenza, e ne rimane sazio in tal guisa da non perderne il desiderio; ed oh Dio! cosa al sommo meravigliosa per me e che forse non arriverò mai a comprendere se non nella celeste patria.

Questo desiderio lungi dal togliere la sazietà dell'anima la va sempre piú raffinando. Il godimento che sente l'anima là nel suo centro piutttosto che rimanere diminuito dal desiderio, rimane sempre piú perfezionato; lo stesso dicasi del desiderio di sempre goderne di questa vivissima fiamma, poiché tal desiderio non viene ad essere estinto dal godimento, ma rimane dallo stesso godimento moltissimo raffinato.

Di qui comprenderete che si vanno sempre piú rarefacendo le volte in cui io possa discorrere coll'intelletto e giovarmi dell'ufficio dei sensi.

Non so se son riuscito a farmi intendere, non saprei meglio spiegarmi. L'anima posta dal Signore in tale stato, arricchita di tante celesti cognizioni dovrebbe essere piú loquace; eppure no, essa è divenuta quasi muta. Non saprei se questo sia un fenomeno che si avvera in me solo. Con termini assai generici, ed il piú delle volte vuoti anche di senso, riesce l'anima ad esprime-re qualche particella di ciò che in lei lo sposo dell'anima va operando». (Epist. I, 461 s.).

 

Le sue sofferenze


Una diffusa e dettagliata descrizione di tutti i dolori di Padre Pio ci porterebbe troppo lontano. Ci contenteremo, perciò, di indicare al-cune delle sofferenze fisiche e morali, che gli flagellarono anima e corpo, spirito e carne, in un «martirio continuo» (Epist. I, 472), che copre quasi per intero l'arco dei suoi 81 anni di vita naturale.
a) Dolori morali
Per quanto riguarda i dolori morali, ci limiteremo ad elencare i vari settori, nei quali la sua anima fu provata.
Alle prove interiori, alle tentazioni contro la fede, la speranza, la purezza, «violente ed assidue» (Epist. I, 838s, 909s, 966, 988), si aggiungono le vessazioni psichiche e fisiche dello spirito del male: spaventi, percosse, persecuzioni.
Le amarezze procurategli dall'ambiente esterno: polemiche, contestazioni, accuse, manifestazioni disordinate e chiassose di folle e di devoti; visite mediche imposte dalle autorità ecclesiastiche e dell'ordine; e, prova suprema, la segregazione completa dai fedeli, con proibizione di accedere in Chiesa, la sospensione da qualunque ufficio sacro, eccetto la Messa, che però doveva celebrare in una cappella interna del convento (11 giugno 1931 - 15 luglio 1933).
In una lettera del 1915, quando egli era ancora agli inizi del suo lungo e cruento martirio, condensando il tutto e quasi divinando il futuro, P. Pio scriveva: «Sopra di me... si è confermato il futuro dell'Altissimo e tutte le onde e i flutti... si scaricarono sopra di me... Tutti mi prendo-no in abbominazione. Mi trovo solo a lottare ed a piangere, sia di notte che di giorno» (Epist. I, 615).
Ma, tra i dolori morali, va ricordata soprattutto quella particolare prova dello spirito, costituita dal fenomeno mistico della «notte oscura», che, come è noto, rappresenta la prova del fuoco della santità, perché la creatura da tutto si distacchi, sin dalle gioie spirituali, e si dia incondizionatamente a Dio.
Padre Pio visse nelle caligini di questa «notte» per tutta la vita.
b) Dolori fisici
Alle agonie dello spirito si accoppiarono, parallele, le sofferenze fisiche. Anzi le pene dell'anima si riflettevano nel corpo, anche per quella indivisibile unità che è l'essere umano e, piú ancora, per la spiegazione teologica che non ci sono stigmate visibili se non in conseguenza di una interiore, piú dolorosa, cioè più bruciante di amore, stigmatizzazione dell'anima.
Tra i dolori fisici sofferti da Padre Pio sono da menzionare le sue molteplici, prolungate e misteriose malattie. Certo non si può non rimanere sorpresi quando si legge che in lui le ipertermie arrivavano fino ad oltre i 42 gradi e che i comuni termometri si rompevano nel suo cavo ascellare.
Sono, inoltre, da ricordare i continui digiuni, le lunghe vigilie, le prolungate ore di preghiera.
Soprattutto, però, bisogna tener presenti le sofferenze della coronazione di spine, della flagellazione, della trasverberazione e della stigmatizzazione.

Amore per i fratelli

«Nel fondo di quest'anima parmi che Iddio vi ha versato molte grazie rispetto alla compassione delle altrui miserie, singolarmente in rispetto dei poveri bisognosi. La grandissima compassione che sente l'anima alla vista di un povero le fa nascere nel suo proprio centro un veementissimo desiderio di soccorrerlo, e se guardassi alla mia volontà mi spingerebbe a spogliarmi perfino dei panni per rivestirlo.

Se so poi che una persona è afflitta, sia nell'anima che nel corpo, che non farei presso il Signore per vederla libera dai suoi mali? Volentieri mi addosserei, pur di vederla andar salva, tutte le sue afflizioni, cedendo in suo favore i frutti di tali sofferenze, se il Signore me lo permettesse» (Epist. I, 462 s).

«Potessi almeno, come una volta, trovare un po' di sollievo nel desiderio unico ed ardente di lasciare l'esilio per unirmi a Gesú. Oggi questo non mi è piú dato. Sono vertiginosamente trasportato a vivere per i fratelli e per conseguenza ad inebriarmi e satollarmi di quei dolori che pur vado irresistibilmente lamentando» (Epist. I, 1196).

«Mi dite che io ho minacciato di pensare soltanto a me. Non so se e quando l'abbia detto e con chi l'ho detto. Ad ogni modo, se pur l'abbia detto, tengo a dirvi, padre mio, che non è stato detto nel senso da voi inteso. Il mio agire lo prova.

 

Ho lavorato, voglio lavorare; ho pregato, voglio pregare; ho vegliato, voglio vegliare; ho pianto e voglio piangere sempre per i miei fratelli di esilio» (Epist. I, 1243).

Quanto sopra è stato tratto dal libro "OMAGGIO A PADRE PIO" di Padre Gerardo Di Flumeri Edizioni - VOCE DI PADRE PIO - Convento Santa Maria delle Grazie San Giovanni Rotondo (FG)

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